Dec 20 2018

Un giovedì di dicembre – testimonianza di una contenzione

“Con il nuovo servizio psichiatrico restituiamo alle persone con fragilità mentali un luogo di cure adeguato rispettoso delle necessità, oltre che della dignità dei pazienti.”

Questo è quello che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti dichiarava lo scorso 22 febbraio, inaugurando l’attesa riapertura del SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) dell’Ospedale San Giovanni Addolorata.

Capita invece che, in un grigio giovedì di dicembre, alcuni di noi si rechino nel suddetto reparto a trovare un caro amico, ricoverato in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio dalla domenica precedente. Ebbene entriamo nella stanza da lui occupata e lo troviamo legato al letto e profondamente sedato. Alla domanda “Da quanto stai legato al letto?” segue la risposta “Da domenica, da quando sono arrivato”.
Circa 84 ore. Il nostro pensiero corre a Franco Mastrogiovanni, morto in regime di contenzione dopo 82 ore.
Ci si precipita dai medici chiedendo con calma spiegazioni e veniamo mandati dal primario. Il medico risponde alle domande invitandoci a gran voce ad uscire dal reparto e ordina, letteralmente, a medici e infermieri di fare altrettanto, dopo aver constatato, suo malgrado, che eravamo stati testimoni delle condizioni nelle quali veniva tenuto il nostro amico. Veniamo allontanati, tra urla e provocazioni, e decidiamo di uscire dal reparto soltanto per parlare con un parente nel frattempo sopraggiunto.
Nessuno dei medici presenti è stato in grado di motivarci il perché di quel trattamento inumano, non giustificato né giustificabile da nessun criterio medico.
Dal canto nostro, non vediamo nella psichiatria né tanto meno nel Trattamento Sanitario Obbligatorio uno strumento di cura e quanto e’ accaduto, sotto ai nostri occhi, accade tutti i giorni negli ospedali e nelle cliniche specializzate in trattamenti psichiatrici. Sedare, legare, rinchiudere e ammansire non sono strumenti di cura, piuttosto di contenimento, allontanamento e repressione.
Nessuna attenzione per la sofferenza: negazione sistematica del vissuto individuale. Non c’è ascolto, quindi nessuna reale presa in carico di un problema o di un grido di aiuto.
La persona, considerata patologica, viene inserita in reparti sicuri, inutili e spogli, etichettata a causa di sintomi e comportamenti nonché espropriata della propria personalità. Il personale medico e infermieristico, forte del suo ruolo di normalizzatore e del potere sulla persona che da esso ne deriva, ne azzera le coscienze, ne annulla i desideri e la rende schiava di psicofarmaci di cui, la stessa scienza, ammette la dannosità nell’uso a lungo termine.
Il TSO, sempre più di frequente, diventa il primo passo coatto per assicurare “clienti” all’industria farmacologica. Il trattamento consisterà nell’intervenire chimicamente sul sintomo ignorandone la causa e mettendo le basi, quindi, per future ricadute nella sofferenza. A chi non accetta le cure gli saranno imposte attraverso la contenzione e l’iniezione a lento rilascio.
E’ allarmante osservare quanto il numero di TSO sia in crescita, di anno in anno.
Siamo convinti e convinte che fare i conti con ritmi sempre più frenetici, competitivi e alienanti possa condurre a momenti di crisi e/o di netto rifiuto della realtà. Una fuga dalla violenza del dover stare sempre al passo con i tempi, per sentirsi parte di qualcosa, riconoscersi in un ruolo socialmente accettato.
Ciò nonostante rifiutiamo con forza la speculazione sulle persone e i loro corpi, e il pregiudizio che giustifica la sopraffazione e la violenza della così detta “Psichiatria della Diagnosi e Cura”.

Collettivo “Senzanumero”
senzanumero@autistici.org
senzanumero.noblogs.org


Dec 19 2018

Capodanno 2018 – Cenone benefit processatx 15 ottobre 2011

Il Collettivo Senzanumero – Roma vi invita a partecipare al cenone benefit di Capodanno a L38 Squat. [sesto ponte del quartiere Laurentino 38]

Il 31 Dicembre si mangia, si beve, si fa musica ma soprattutto si sta insieme!

Per mangiare prenotate entro il 27 dicembre all’indirizzo mail senzanumero@autistici.org

Per non dimenticare il 15 ottobre 2011!

La sottoscrizione andrà nella Cassa di solidarietà La Lima “causale 15 ottobre 2011”

MENÙ
ANTIPASTI
Pizzelle, olive, pinzimonio, tartine, cipolle gratinate, crema chutney

PRIMI PIATTI
Lasagne radicchio e noci, Cavatelli cime di rapa e olive

SECONDI PIATTI
Polpettone di cavolo nero e legumi, Crocchette di patate, Involtini di verza su insalata invernale

CONTORNI
Insalata di finocchio, arance, olive

DOLCI
Mousse al cioccolato
Strudel

18 euri [tutto benefit] VINO compreso
le bollicine portale te
le lenticchie non mancheranno!


Dec 19 2018

NO AL TASER! NO AI TSO CON LE SCOSSE ELETTRICHE!!!

Riceviamo, diffondiamo e condividiamo fortemente il volantino scritto dal collettivo antipsichiatrico di Pisa Antonin Artaud:

NO AL TASER! NO AI TSO CON LE SCOSSE ELETTRICHE!!!

Dal 5 settembre 2018 in Italia il Thomas A. Swift’s Electronic Rifle ( TASER ) è in fase di sperimentazione in dodici città italiane: Milano, Torino, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Genova, Firenze, Napoli, Caserta, Catania, Palermo e Brindisi.

La pistola elettrica è stata usata la prima volta il 12 settembre a Firenze dai carabinieri per fermare un giovane musicista turco di 24 anni disarmato in stato di agitazione. Il ragazzo, in seguito al fermo, è stato ricoverato in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale S. Maria Nuova di Firenze.

Il Taser è considerato un dispositivo utile a garantire la sicurezza degli agenti. L’arma spara due dardi collegati alla pistola da cavi sottili. Quando il dardo colpisce il bersaglio, una scarica di corrente elettrica a impulsi provoca una paralisi neuromuscolare che concede agli agenti alcuni secondi per immobilizzare il soggetto. La pistola può anche essere premuta contro il corpo, causando dolore intenso. Le pistole in dotazione ai carabinieri non hanno bisogno di essere ricaricate e quindi possono sparare due colpi, ossia quatto dardi.

La dotazione del Taser viene giustificata dalla non mortalità dell’arma, nonostante venga considerata dall’ONU uno strumento di tortura. Il Governo Italiano per mantenere la sicurezza dei cittadini, piuttosto che ridurre i casi di applicazione della violenza, preferisce dare alle forze dell’ordine la possibilità di sparare di più facendo meno vittime. Il Ministro dell’Interno Salvini, nel DDL Sicurezza ha inserito l’estensione dell’arma anche ai vigili urbani e alla Polizia ferroviaria oltre che alle altre forze di Polizia.

Nella ricerca “Shock tactics” della Reuters, su 1005 casi di morte legati all’uso del Taser, ben 257 vengono ricondotti all’uso dell’arma su soggetti con “disturbi psichiatrici e malattie mentali”; mentre in 153 casi il Taser è indicato come causa o come fattore che ha contribuito alla morte.

Il fatto che il primo uso della pistola elettrica in Italia sia stato su una persona in stato di agitazione è perfettamente in linea con le intenzioni dell’azienda produttrice dell’arma, Taser International, ora AXON, che già nel 2004 riteneva la pistola elettrica “lo strumento più adatto a gestire persone emotivamente disturbate”.

Ci preoccupa e allarma molto il fatto che si cominci ad usare il Taser su persone in difficoltà, in stato di agitazione o di crisi, per poi ricoverarle nei reparti psichiatrici. Ad oggi il TSO è un metodo coercitivo che obbliga il soggetto ad un trattamento farmacologico pesante e sradica la persona dal proprio ambiente sociale, rinchiudendola in un reparto psichiatrico, ignorando la complessità delle relazioni umane e sociali e molto spesso ledendone i diritti.

Noi ci opponiamo a tutto ciò! Il superamento delle crisi individuali passa attraverso un percorso comunitario e non attraverso l’utilizzo di metodi repressivi e/o coercitivi che risultano dannosi alla dignità dell’individuo. Ci chiediamo perché non viene attribuito alla rete sociale il giusto valore.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org artaudpisa.noblogs.org
335 7002669 via San Lorenzo 38 56100 Pisa


Oct 4 2018

Martedì 16 ottobre – presentazione di “INDAGINE SU UN’EPIDEMIA”, di e con R. Whitaker – Sala Ovale, Parco delle Energie

Martedì 16 ottobre, a partire dalle 18.30:

Robert Withaker presenterà il suo libro
“Indagine su un’epidemia. Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci”.
A seguire dibattito

“All’inizio del 1998 mi capitarono sotto gli occhi due ricerche.
La prima della Harvard Medical School rilevava che negli ultimi 20 anni
si era registrato un peggioramento degli esiti nei pazienti schizofrenici negli Stai Uniti.
La seconda dell’OMS che aveva osservato che l’evoluzione dei pazienti schizofrenici
era migliore nei paesi poveri, come l’India e la Nigeria, rispetto agli altri paesi sviluppati.
Allora intervistai vari esperti secondo cui i mediocri esiti rilevati negli Stai Uniti
erano dovuti a differenze nelle politiche sociali e nei valori culturali.
Nei paesi poveri i pazienti schizofrenici ricevevano più supporto dalle famiglie, dicevano.
Non era per me, per quanto plausibile, una spiegazione soddisfacente.
Mi lessi tutti gli articoli scientifici utilizzati nello studio dell’OMS.
Fu allora che appresi un fatto sorprendente: nei paesi poveri solo il 16% dei pazienti
assumeva continuativamente farmaci antipsicotici.
Infine m’imbattei in uno studio dell’OMS che aveva trovato un’associazione fra risultati positivi
e sospensione della terapia farmacologica!
Così avviai una ricerca che ha dato vita a questo libro”

Whitaker, noto giornalista d’inchiesta americano, ha condotto negli ultimi anni un lavoro di ricerca approfondito sulla psichiatria, la sua storia e gli esiti dei trattamenti.
“Indagine su un’epidemia” è una ricerca corposa e dettagliata che mette al centro gli psicofarmaci, partendo dalle origini, passando per le sperimentazioni degli ultimi decenni fino ad arrivare ad oggi, dove l’utilizzo della psicofarmacologia ha assunto delle stime preoccupanti e inaspettate. Il focus dell’indagine sono le conseguenze legate all’uso continuo degli psicofarmaci, non solo in termini di complicazioni fisiche più o meno gravi, ma soprattutto in riferimento a una possibile cronicizzazione della propria condizione psichica.
Alla ricerca di una spiegazione per i dati sconcertanti e apparentemente incoerenti riportati dalla letteratura scientifica internazionale, Whitaker ripercorre – con estremo rigore scientifico e chiarezza espositiva – la storia della psichiatria americana, raccontando il netto dominio della visione organicista della malattia mentale.
Nonostante l’infondatezza del modello biologico dei disturbi mentali, ancora oggi la prescrizione di terapie farmacologiche e l’avanzamento della ricerca in ambito psichiatrico si basano spesso su tale assunzione. La storia ci insegna il potenziale dannoso di questo modello,
che spesso si accompagna ad errori metodologici nella ricerca, falsificazioni delle industrie farmaceutiche e conseguenti “cure” sperimentali e pericolose per le persone coinvolte.
Il lavoro di Whitaker è apprezzato da numerose collettività e comunità di persone psichiatrizzate o ex psichiatrizzate, ed è riconosciuto da parte della comunità scientifica internazionale.

Evento organizzato dal collettivo Senzanumero
presso la Sala ovale del Parco delle Energie, Via Prenestina 175 – Roma


Sep 9 2018

Mercoledì 12 Settembre – L38 Squat

Incontro con Craig Lewis

il collettivo Senzanumero e L38 Squat presentano il libro “Better Days – A Mental Health Recovery Workbook” con Craig Lewis

sarà una buona occasione per stare insieme, farci una chiacchierata e mangiare qualcosa.
Il ricavato della serata andrà a sostenere i lavori nell’occupazione.

Craig si definisce un “punk rock rebel counsellor”, un consulente punk e ribelle, con lui parleremo del sistema psichiatrico attraverso la sua esperienza personale. Parleremo di traumi ma anche di proposte, idee e metodi alternativi per affrontarli.
Vi aspettiamo dalle ore 19:00 in poi!

Via giuliotti 8 (sesto ponte del quartiere Laurentino 38)


Jun 26 2018

DI STATO SI MUORE ANCORA! BASTA TSO CON LE FORZE DELL’ORDINE! – COMUNICATO COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD

Di pochi giorni fa è la notizia della morte di Jefferson Tomalà, un giovane 21enne di origini ecuadoriane, ucciso nel corso di un intervento effettuato dalle forze di polizia nella sua abitazione a Genova, a seguito di una chiamata da parte della madre del ragazzo, la quale ha chiesto aiuto perché Jefferson minacciava di togliersi la vita. Non è chiaro se le forze dell’ordine fossero intenzionate a contattare i medici per valutare la possibilità di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio); quel che è certo è che l’unica ambulanza arrivata sul posto ha potuto solo raccogliere la sua salma, perché un agente della polizia ha esploso contro Jefferson ben cinque colpi. Infatti gli agenti, una volta intervenuti, hanno spruzzato sul viso di Jefferson dello spray urticante: comprensibilmente questo gesto, anziché calmarlo, lo ha agitato; con il coltello che prima impugnava minacciando di uccidersi, Jefferson ha allora ferito un poliziotto e per questo viene ammazzato, colpito più volte, ad altezza d’uomo, davanti alla madre, in una stanza in cui erano presenti 8 persone e in cui magari sarebbe stato possibile operare in modo diverso per tutelare il poliziotto ferito senza sparare ripetutamente a Jefferson. Il Ministro dell’interno si è dichiarato “vicino al poliziotto” che ha ucciso Jefferson, il quale avrebbe “fatto il suo dovere”; il capo della Polizia Gabrielli ha anche annunciato che presto i poliziotti avranno in dotazione i Taser (le pistole elettriche).
La morte di Jefferson – perché, anche in assenza camici, è pur sempre la morte di una persona che aveva bisogno di calma e supporto, avvenuta per mano di persone che esercitano il proprio potere con forza e coercizione – ci ricorda ancora una volta quella di Mauro Guerra, ucciso con uno sparo da parte un carabiniere il 29 luglio 2015 a Carmignano di Sant’Urbano mentre cercava di fuggire per sottrarsi a un TSO, e quella di Andrea Soldi, strangolato su una panchina di piazzale Umbria dalle forze dell’ordine durante un TSO, il 5 agosto del 2015 a Torino. Per la morte di Andrea, si è concluso poche settimane fa il processo; sono stati condannati a un anno e otto mesi per omicidio colposo i tre vigili autori della cattura (Enri Botturi, Stefano Del Monaco e Manuel Vair) e lo psichiatra Pier Carlo Della Porta dell’Asl che ha richiesto il TSO Poco più di un anno e mezzo per aver ucciso un uomo. Basta fare un confronto con le pene di oltre 4 anni che lo stesso tribunale ha inflitto ad alcuni imputati NO TAV che si opposero alla distruzione di un territorio per un progetto inutile quanto oneroso. La psichiatria da anni teneva sotto stretto controllo Andrea, assoggettandolo alle sue cure tramite depot (la puntura intramuscolo bisettimanale o mensile). Tante volte Andrea aveva cercato di liberarsi da questa trappola, di riprendere in mano la propria vita e le proprie scelte: per questo aveva subito una decina di trattamenti obbligatori, fino all’ultimo che l’ha portato alla morte.
Il regime terapeutico imposto dal TSO ha una durata di 7 giorni e può essere effettuato solo all’interno di reparti psichiatrici di ospedali pubblici. Deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio, il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore. Lo stesso procedimento deve essere seguito nel caso in cui il TSO sia rinnovato oltre i 7 giorni. La legge stabilisce che il ricovero coatto può essere eseguito solo se sussistono contemporaneamente tre condizioni: l’individuo presenta alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, l’individuo rifiuta la terapia psichiatrica, l’individuo non può essere assistito in altro modo rispetto al ricovero ospedaliero.
Subito ci troviamo di fronte ad un problema: chi determina lo “stato di necessità” e l’urgenza dell’intervento terapeutico? E in che modo si dimostra che il ricovero ospedaliero è l’unica soluzione possibile? Risulta evidente che le condizioni di attuazione di un TSO rimandano, di fatto, al giudizio esclusivo ed arbitrario di uno psichiatra, giudizio al quale il Sindaco, che dovrebbe insieme al Giudice Tutelare agire da garante del paziente, di norma non si oppone.
Per la persona coinvolta l’unica possibilità di sottrarsi al TSO sta nell’accettazione della terapia al fine di far decadere una delle tre condizioni, ma è frequente che il provvedimento sia mantenuto anche se il paziente non rifiuta la terapia. Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.
Molto spesso prima arriva l’ ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico e poi viene fatto partire il provvedimento. La funzione dell’ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) è generalmente quella di portare la persona in reparto, dove sarà poi trattenuta in regime di TSV o TSO secondo la propria accondiscendenza agli psichiatri.
Il paziente talvolta non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario); oppure può accadere che persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.
A volte vengono negate le visite all’interno del reparto e viene impedito di comunicare con l’esterno a chi è ricoverato nonostante la legge 180 preveda che chi è sottoposto a TSO “ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno”.

Il TSO è usato, presso i CIM o i Centri Diurni, anche come strumento di ricatto quando la persona chiede di interrompere il trattamento o sospendere/scalare la terapia; infatti oggi l’ obbligo di cura non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell’impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorso al ricovero coatto cui ci si avvale alla stregua di strumento di oppressione e punizione. Per questo ancora una volta diciamo NO ai TSO, perché i trattamenti sanitari non possono e non devono essere coercitivi e affinché nessuno più debba morire sotto le mani di forze dell’ordine al servizio degli psichiatri.

La nostra più sincera e affettuosa solidarietà alla madre e alla famiglia di Jefferson.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa


Feb 13 2018

MERCOLEDì 14 FEBBRAIO – LIBRERIA TODOMODO

Il collettivo antipsichiatrico senzanumero presenta

GESTIRE UNA CRISI

Con il termine crisi intendiamo un momento di rottura più o meno forte, che può riguardare il quotidiano, le relazioni, la norma. Quelli che vengono definiti comportamenti o pensieri bizzarri altro non sono che un conflitto con chi ha un’altra lettura della realtà e che, spesso, se ne fa portavoce.
Il motivo che ci spinge a diffondere questo opuscolo riguarda innanzitutto l’esigenza di nominare l’innominabile: la crisi, il delirio, l’alterazione della coscienza, la paranoia, l’esaltata euforia o la tristezza più profonda, l’inquietudine, l’angoscia, etc. Vorremmo dare dei nomi a quello che proviamo e viviamo, in modo di riappropriarci dei nostri vissuti e sconfiggere le etichette imposte da un sapere “scientifico”.

presso la libreria TodoModo, a partire dalle 19.00:

– presentazione opuscolo a cura del collettivo SenzaNumero

– proiezione del video “E’ giusto dottore?”

– aperitivo e dibattito

– a seguire giochi folli

Libreria Todomodo Roma
via Bellegra 46, 00171 Roma


Mar 21 2017

Mercoledì 29 Marzo – 100celleAPERTE

il collettivo antipsichiatrico senzanumero presenta

INCOMUNICABILITA’: TRA LINGUAGGIO E DELIRIO

il nostro linguaggio quotidiano, ricco di espressioni che ci restituiscono una rappresentazione del/la folle come individuo violento/a, pericoloso/a ed imprevedibile, è uno specchio di come esistano delle rappresentazioni collettive della follia che cambiano di società in società.

presso lo spazio 100celleAPERTE, a partire dalle 19.00

– proiezione di “Blocco E – IV piano”

– dibattito e cena a buffet vegan a sostegno della cassa del collettivo SenzaNumero

– a seguire giochi folli

solo coloro che tentano l’assurdo raggiungono l’impossibile


Mar 10 2017

Sabato 11 Marzo – Il Tribolo, Bologna


Dec 12 2016

Venerdì 16/12 al Bam FUGA DALLA PSICHIATRIA SE LA CONOSCI LA EVITI

Dai manicomi criminali agli OPG, dagli OPG alle REMS. Riforme presentate come “superamenti”. Ma cosa c’è davvero sulla imbandita tavola del controllo psichiatrico? Proviamo a capirlo assieme.
La serata avrà luogo al BAM (Biblioteca abusiva metropolitana), via dei Castani 42 (Metro C, Tram 5-19, Centocelle, Roma) a partire dalle ore 18.30.

Programma della serata:

– Proiezione di “Blocco E, IV piano” di Sergio Bertani

– Dal manicomio alle Rems: L’evoluzione del potere psichiatrico – dibattito

– Distribuzione dell’opuscolo “Tattiche e strategie di fuga dalla psichiatria”

– Incursione musicale di Italo Vegliante – La Pantera Rosa

– A seguire cena a buffet a sostegno del collettivo senzanumero

locandina07


Dec 12 2016

Segnaliamo anche… SABATO 17/12 SERATA ANTIPSICHIATRICA al Centocelle Aperte

17-12-2016


Jun 10 2016

Sulle continue morti di T.S.O. – contro la violenza psichiatrica

“C’è tanto di targa negli SPDC è inutile negare che i primi responsabili sono coloro che sono citati nella targa. Dimmi la verità: ti ricordi quando ti abbiamo tirato le mele? Tu che ci hai fatto, c’hai legato a tutti. Noi le tue mosche. E allora a reparto sei una mosca, puoi essere schiacciato solo perché dai fastidio, mosche che volano. Quando trovi il baratro è la morte e la mosca non vola più. Gli staccano le ali come negli esperimenti che voi perpetuate con i farmaci e poi senza ali è più facile ucciderti. Che mosca sono! Non mi nutro di merda organica, ma di merda inorganica e divento una mosca transgender ma senza istinti sessuali negati dai vostri additivi.” Continue reading


Apr 28 2016

Una storia – di T.S.O. e altre violenze psichiatriche

– Riceviamo e diffondiamo una testimonianza, una storia di chi ha la forza di raccontare e reagire –

“È difficile rendersi conto che stai subendo un T.S.O.? di solito la pratica inizia con un punturone sedativo – le parole stentano e ti accorgi di essere stato ricoverato e catturato al reparto, dove è quasi inevitabile la contenzione fisica. Arrivano guardie, 118, vigili e esercito. Al di là dell’atto infamante del TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO vorrei sottolineare che un ricovero psichiatrico anche in T.S.V. è in ogni caso una lunga agonia e la complicità dell’infermiere arriva addirittura alle contenzioni anche senza T.S.O., cioè sarai per quei giorni in balia delle decisioni di 4 loschi individui, che sfogano le loro tensioni aggressive sul paziente. Io ne ho subiti una quarantina e fino all’arrivo in SPDC ricordo lucidamente cosa stava accadendo, dopo il trattamento un buio assoluto che si trascina per alcuni giorni. Ho imparato dopo queste lunghe esperienze che ribellarsi è inutile, aggrava soltanto la tua condizione. Informarsi della terapia, chiedere delle proprie condizioni, significa essere “fastidiosi” ed aumenta il pericolo della gravità della malattia. Mi dispiace affermarlo, ma prima sei sottomesso e prima finirà il calvario. Mi hanno fatto T.S.O. per motivi più variegati, ma se devo essere obiettivo, non ci sono mai state le condizioni di legge per essere in T.S.O.
È stata sempre una prevaricazione del mio essere individuo, un atto prepotente e violento, dove l’unica finalità è essere cavia dell’istituzione psichiatrica e dei suoi metodi. Nei primi ricoveri ero realmente aggressivo, contro ogni persona che si avvicinasse a letto, ma lentamente ho lasciato la mia rivolta per seguire una strada di mediazione: le contenzioni segnano. Più sei contrario alle cure e rifiuti il reparto, più la violenza di quegli esseri dal camice bianco si sfogano su te stesso, arrivando a pratiche fuori dal comune, dalla camicia di forza ad una serie di shock punitivi. Ricordo una sera per condizioni di abuso di LSD ho iniziato a pescare dal sesto piano; in 20 minuti sono arrivate tutte le divise che si possano immaginare. Preso – ricoverato – legato e flebo in endovena per 20 giorni. Con il sadico che si accaniva nel mio corpo, arrivando addirittura ad un catetere di fil di ferro. Ogni pisciata era un urlo munchiano. Un’altra volta ho chiuso mia madre fuori casa, è arrivato il 118 e i pompieri hanno aperto casa. Il medico senza accertare le mie condizioni psicofisiche, è arrivato ad affermare che io volevo uccidere mia madre e con una facilità estrema mi considerò socialmente pericoloso, acchiappato, imbavagliato e dopo… un ricovero in lunga degenza che durò 5 mesi sempre conteso, dove le mie condizioni fisiche si aggravarono a tal punto di chiedere in estremis un ricovero allo Spallanzani, con transaminasi che arrivarono a livelli impressionanti. Non esiste più la tua possibilità di scegliere e alcune volte ti trovi in una clinica senza che nessuna legge sia rispettata. Ed è facile, quasi automatico, che dopo un T.S.O. devi inevitabilmente prendere la terapia al DSM, A.S.O. per alcuni mesi. Fino a quando una psichiatra non deciderà di lasciarti più o meno libertà sugli psicofarmaci, e se sei scaltro, fortunato e consapevole dei danni che le medicine provocano, desidererai scalare quella terapia da cavallo. Non riesco a capire l’associazione di farmaci che hanno come unica finalità di sedarti, più dormi e più sarai giudicato prossimo alle dimissioni. È da considerare fondamentale il ruolo di familiari che spesso diventano il tramite delle tue decisioni: dall’approvazione dell’elettroshock al trasferimento in uno di questi manicomi mascherati. È tutto contro legge. Ricordo che una sera, nel mio covo, lavanderia delle case popolari, ho cucinato alla brace il pesce spada, gli inquilini chiamarono il 113 dicendo che stavo incendiando il palazzo e senza verificare che in realtà stavo cucinando venni scortato al Sandro Pertini, dove le condizioni di vivibilità sono deprimenti. Di questo ricovero non ricordo altro. Un altro T.S.O. è stato al San Filippo Neri, motivando il trattamento per abbigliamento bizzarro, sono stato sveglio per due notti perché appena prendevi sonno arrivava un punturone. T.S.O. a Rieti cambiava terapia giornalmente senza alcun tipo di coerenza – dal clopixol al nepolex, ma se vogliamo dire senza coerenza medica. Allora mi domando. Domare la tua ribellione significa essere malati di mente? Arriveranno ad affermare che i tuoi geni sono malati? Mi diedero 7 abilify – sono fortunato di essere ancora vivo, ho amici che durante un T.S.O. hanno perso la vita. Ricorderei Luigi Marinelli che messe le manette gli è stato spappolato il fegato e morì di colpo – effetti collaterali annessi, perdita di istinto alla sopravvivenza, annientamento dei propri impulsi sessuali, tremorii infiniti – ecco cos’è la loro scienza; un mare di paroloni presuntuosi e sentenziosi – contro la pratica del T.S.O. organizzare resistenze ipotizzare sempre il peggio per essere pronti ad avere un minimo di attendibilità nella pianificazione di qualunque risposta. Essere in tanti per difendere ciò che è rimasto di te e della tua sensibilità, del tuo mondo affettivo, distrutto quasi annientato. Sembrerà fantascientifico, ma più persone sono al corrente del T.S.O. più le possibilità di essere liberato aumentano, è come se i visitatori prendessero il ruolo di testimoni scomodi – in questo denso mare inquinato di petrolio apriamo uno spiraglio di luce. E poi in T.S.O. mi piace scappare, lunghe derive mentali per approdare in altre regioni dove non sei più perseguibile – mi legarono più per le fughe che per la violenza – ero evasione – prendo un caffè chiedo 10 euro a una paziente e sono fuori da questo inceppo. Innoquo, addomesticato, docile, ecco come vorrebbero. Mi sgaro la barba con il sangue per non farmi toccare e poi mi do via sull’autostrada. Com’è bello fuggire davanti a un ricovero, ti senti soddisfatto, quasi vincitore, non c’è più il carrello dei medicinali. Ecco fatto, sono di nuovo libero, ma in balia della strada non dell’infermiere. E poi se esci positivo alle droghe sono cazzi tuoi. La clinica non te la leva nessuno. Un periodo di ripiamento. Dopo comunità di doppia diagnosi, lagher mascherati. Che bella soddisfazione slegarsele, levarsele, strapparsele. Il delirio destabilizza, vince l’organizzazione statale, va annientato non promulgato, se poi è strutturato sei schizofrenico, allora sta 180 ma che è? Me lo sono chiesto molte volte. Ogni T.S.O. mi sono chiesto che è sta legge, la legge è legge mi sono risposto, e per ciò definiamo concetti per superare anche sto Basaglia. I basagliani sono i peggio, è meglio uno psichiatra fascio, almeno sai cosa hai davanti. La psichiatria democratica è qualcosa per ripulirsi le coscienze di tutti gli A.S.O. perpetuati al DSM, luogo di soppressione. Il dialogo? Devi essere incisivo, forte e determinato, altrimenti le tue ragioni cadono nella terapia intramuscolo. Quali risposte dare alla loro aggressività? Giulia, Marco, Luigi, vivete di nuovo vi prego – voglio stare con voi fino all’ultima iniezione di aldol. Una volta una resposabile del DSM, un pezzo grosso, affermò: zyprexa, aldol, risperdal, è tutto uguale. Pensiamo a questa scienza di speculazione, rispondiamo con la prassi, che è azione rivoluzionaria. I T.S.O. più deleteri non ve li racconto, fanno parte del mio intimo segreto. Mi vergogno. Scusate ma io devo dire pure questo, una volta durante un T.S.O. ho telefonato al telefono viola di Roma. Mi hanno risposto “prenda un appuntamento”. Io ce l’ho con tutti in questo argomento. Ce l’ho con Padovan, perché la pensione di irreversibilità me la vuole levà, ce l’ho con tutti sti comitati che mi levano la casa popolare e poi c’è la casa famiglia, se c’hai le spinte giuste.”


Feb 4 2016

Venerdì 12/02 @ L38 MATTI DA SLEGARE – Serata Antipsichiatrica

Normalità, conformismo, adattamento, adeguamento, convenzionalismo, aspettative, cultura omologante: parole d’ordine per un “quieto” vivere all’interno di recinti sociali, per altro sempre più stretti.
E allora il pre-giudizio fa sì che il/la diverso/a da me (o da un vacuo quanto pretestuoso “noi”) implichi nei suoi confronti un giudizio irreversibile, una stigmatizzazione.
Proviamo a parlarne insieme…

Venerdì 12 febbraio, a L38 Squat

dalle 18:30: presentazione dell’opuscolo “Matti da slegare – critica al linguaggio mattofobico e alla contaminazione psichiatrica” a cura del collettivo SenzaNumero

a seguire discussione, proiezioni, incursioni artistiche, selezioni musicali

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“con un numero vengono indicate le persone imprigionate, quelle dichiarate malate di mente, quelle immigrate rinchiuse nei CIE, tutte le persone sottoposte agli innumerevoli controlli. Queste persone vanno ascoltate, liberate, rispettate e accolte. Non basta un numero per indicare una persona”